Per aspera ad astra – la via che porta

alle cose  alte è piena di ostacoli.

LA DECIMA CASA

La cuspide della DECIMA CASA, che culmina nel Medio Cielo, è parte dell’asse del potere di realizzazione dell’io, che inizia al Fondo Cielo in quarta casa: qui la nostra coscienza, tramite processi d’integrazione e stabilizzazione delle esperienze precedenti, ha il potere di diventare un “io” compiutamente strutturato e stabilizzato sia nella propria singolarità ed unicità, sia nelle proprie radici, comuni ad altri esseri umani. In casa decima il potere di realizzazione riguarda la possibilità che l’io individuale diventi pienamente un “io” sociale intimamente integrato e funzionante nella collettività.

Le esperienze di casa decima perciò ci pongono di fronte determinate consapevolezze, ovvero se siamo ad esempio veramente in grado di cooperare e partecipare al funzionamento della struttura sociale, se siamo stati capaci di conquistarci un posto nel mondo, se abbiamo raggiunto funzione visibile e definita all’interno di tale struttura.

In questo ambito di esperienze ci confrontiamo con i successi e i fallimenti che le relazioni stabilite nelle case precedenti hanno prodotto, infatti per assolvere in modo adeguato e significativo una funzione positiva nella società, si deve avere sviluppato la volontà di cooperare (casa settima), appreso il senso di responsabilità fiducia (casa ottava) e perseguito la comprensione globale degli scopi a cui tendere (casa nona).

La tradizione guarda alla casa decima come alla casa del potere e del successo, e in un certo senso è vero, poiché se tutto è andato bene, in questo ambito abbiamo la possibilità di fare l’esperienza di sentirci ed essere la persona giusta al posto giusto: il destino individuale, la realizzazione dell’io (casa quarta), si integra e completa con il destino della collettività a cui apparteniamo (casa decima), la “vocazione” dell’io è in sintonia con il posto che occupiamo nella società.

E’ molto raro che si realizzi tale consonanza di obiettivi: infatti tra noi e la nostra funzione sociale ci sono quasi sempre degli scarti, dei buchi, che dipendono in parte dalle lacune e dai complessi che si sono formati nell’io nel corso del suo precedente sviluppo, in parte dalle lacune e dalla rigidità della struttura sociale stessa.

Ogni fase di esperienza del cerchio delle case propone, in modi propri, un confronto, uno scontro con i nodi che lentamente si sono formati durante lo sviluppo dell’io e tale confronto offre una possibilità di revisione che si risolve in una più o meno parziale soluzione, oppure  in un indurimento e conferma del nodo.

In casa decima, uno scarto troppo ampio tra ciò che noi vogliamo e sentiamo di essere e il posto che occupiamo insieme alla funzione che svolgiamo nella collettività, è inevitabilmente causa di frustrazione e questa può diventare un uno stimolo a cambiare e evolverci, seppur faticosamente, oppure risolvere in una condizione d’immobilismo e insoddisfazione cronica. 

Dall’altra parte tutti quelli che tra noi vivono con reale coinvolgimento e consapevolezza il proprio “posto” e di conseguenza il potere sociale che da esso deriva, giungendo così a pensare e comprendere in modo nuovo e più elevato i rapporti individuo/società, inevitabilmente si scontreranno con l’inerzia, l’immobilismo, la resistenza al cambiamento delle strutture e istituzioni sociali.

 

Ogni professione – e relativa posizione sociale – conferisce a chi la detiene un certo potere, quest’ultimo carico di conseguenze nel bene e nel male, e spesso le esperienze di casa decima comportano un confronto diretto tra noi e il nostro potere sociale che può sfociare in forme d’abuso subite o imposte, o nella consapevolezza che ogni uomo è legato all’altro, e che perciò il bene del singolo è legato al bene di tutti. 

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