Ahi, che fatica mi costa 

amarti come ti amo! – G. Lorca

LA QUINTA CASA

Tradizionalmente nella QUINTA CASA ci troviamo le cose più varie: l’amore, il gioco d’azzardo, i divertimenti, gli eccessi, il rischio e dall’altra parte i figli, l’educazione, la creazione artistica.

Si passa dalla mancanza di regole e limiti propria delle esperienze di eccessi e di rischio, alla presenza di metodo, disciplina e costanza che comportano invece le esperienze di allevamento ed educazione e spesso di creazione artistica. Qual è il minimo comune denominatore, allora, che accomuna e unisce esperienze di natura tanto diversa e antiteca tra loro?

Il loro effetto su di noi si può riassumere così: “questa esperienza, questa azione, ha il potere di farmi sentire più completo, più felice, più grande. Ha il potere di lasciare nel mondo un segno visibile di ciò che io sono.”

In breve le esperienze relative alla quinta casa hanno lo scopo di valorizzare l’espressione della nostra personalità, di farci sentire pieni, appagati, unici in modo tangibile.

Non è da tutti, infatti, correre rischi, sfidare la sorte, alzare sempre un poco di più la corda da saltare e riuscirci è l’emozione e la conquista di un attimo.

Così vale anche per l’amore: quale esperienza infatti ci fa sentire più completi e assolutamente unici, se non l’innamoramento?

E allo stesso modo vale per i figli, miracolo vivente del nostro potere creativo capace di infondere la vita e perpetuare noi in loro, i quali saranno e avranno tutto ciò che a noi è stato negato e che in questo modo, indirettamente, potremo avere anche noi.

L’educazione in questo senso, non è rivolta a promuovere l’individualità del bambino, ma ad imprimere nella sua mente ancora vergine i nostri modelli, le nostre regole, le nostre aspirazioni e desideri. E i figli diventano lo strumento del nostro riscatto. Se questo è lo scopo si può ben accettare la disciplina e il sacrificio che l’allevare un figlio richiede.

Lo stesso vale per le esperienze che si riferiscono alle attività artistiche e creative, che appartengono alla casa quinta e sono la nostra massima e più personale espressione.

Quelle descritte sopra sono il tipo di esperienze che fanno capo alla quinta casa e che ognuno vivrà secondo il ritmo e le modalità che il segno alla cuspide propone.

In questo settore tutti noi sentiamo vivere, vibrare, diventare reale quell’impulso a “esserci”, a esistere in modo unico che si è manifestato nella prima casa natale. Entrambe, la prima e la quinta, insieme alla nona sono case di fuoco, case di identità: che differenza c’è allora tra l’identità affermata nella prima casa e l’identità espressa nella quinta?

C’è di mezzo un mare infinito come tra il dire e il fare: la prima casa  riguarda la scoperta di sé e l’ascendente con cui inizia appartiene infatti all’asse della consapevolezza; la quinta casa riguarda invece l’espressione di sé, e “conoscere” è molto diverso dall’ ”esprimere”. Il primo è un processo interiore che non necessariamente ha uno sbocco all’esterno, il secondo invece con l’esterno ha necessariamente un impatto significativo oltre che basilare.

In numerosi testi di astrologia la 5 casa è stata spesso descritta  come la casa degli eccessi: tale categorizzazione richiama alla mente un che di sfrenato. In realtà il termine “eccesso”, da ex-cedere, significa uscire-fuori, si riferisce alla mancanza di limiti e ostacoli che ogni genuina e spontanea espressione di sé richiede. Eccessi quindi, in quanto mancanza di limiti, interni quali inibizioni e complessi, ed esterni quali i condizionamenti famigliari e sociali che reprimono, inibiscono e modificano la spontanea e naturale espressione della nostra individualità.

L’emozione, il divertimento, l’appagamento perciò, quando ci sono, non provengono dalla trasgressione e dalla sfrenatezza, ma dal poter esprimere liberamente e con profusione la nostra energia nelle azioni che compiutamente realizzano la nostra natura.

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