Qualsiasi sciocco può fare qualcosa di

complesso; ci vuole un genio per fare

qualcosa di semplice. – P. Seeger

LA SESTA CASA

Con la SESTA CASA si chiude l’emisfero inferiore della carta di nascita: dalla prima alla quinta casa si sono susseguite molteplici esperienze, tra loro molto diverse, ma tutte orientate nella stessa direzione, ovvero la progressiva costruzione della personalità individuale. E in questo senso l’ambiente nel quale ci muoviamo ha la funzione di permettere e facilitare tale processo di costruzione. Un genere di esperienze, quindi, che pur nella loro varietà, vanno solo “avanti” nello sviluppo dell’ ”io”, a meno che non intervengano fattori pesantemente negativi.

Con la sesta casa questo processo si interrompe, subisce un brusco arresto, infatti il genere di esperienze che fanno capo alla sesta casa, sono esperienze di crisi, aventi lo scopo di provocare un riposizionamento, un riadattamento in ciascuno di noi, sono esperienze che preludono a un passaggio, un cambiamento che avverrà poi in settima casa e che richiede una nuova e diversa percezione di sé e dell’”altro”.

Le esperienze di casa sesta sono esperienze di rottura: vengono subito dopo quelle della quinta casa che hanno offerto all’ ”io”, la pienezza dell’amore, l’orgoglio di un figlio, l’ebbrezza del rischio; nella casa sesta invece l’esperienza può essere l’amore che finisce, il figlio che delude, il rischio che spaventa, in altre parole l’approccio con la sconfitta che ci fa sentire inadeguati, non all’altezza di realizzare ciò che credevamo di poter fare ed essere.

Esperienze di limiti fisici e mentali, esperienze di crisi, di riassestamento e riadattamento a noi stessi e all’ambiente: una nuova impietosa e imprevista scoperta di noi stessi, non più che cosa siamo capaci di fare avendo tanto a disposizione – salute, energia, creatività e intorno a noi persone che mi amano e apprezzano – ma cosa siamo capaci di fare restandoci così poco a disposizione – poca salute, poca forza, poco spazio per esprimerci, un ambiente ostile o quanto meno neutro. Che cosa faccio di me stesso in queste condizioni? Questa è la sesta casa: esperienze di limitazione alla fiduciosa espansione dell’ ”io”, e in certi casi esperienze di situazioni d’emergenza che portano direttamente alla sostanza, al nocciolo duro di ciò che siamo veramente. Ma cosa ne facciamo della nostra esperienza di fallimento, sofferenza e sconfitta? Abbassiamo la testa e umilmente cominciamo ad imparare nuove tecniche, un nuovo approccio ed un uso diverso delle capacità che ci restano, oppure crolliamo e ci perdiamo in innumerevoli altre esperienze, spesso chiamate “sfortuna”, che confermano e consolidano il nostro fallimento.

Nelle esperienze di sesta casa non c’è niente di facile e scontato, ogni obiettivo è raggiunto a costo di sforzi, fatica, resistenza e soprattutto umiltà. Umiltà di riconoscere di non essere ciò che si credeva, di aver bisogno di imparare e perciò di disciplina ed obbedienza, perché ogni cosa si impara dal basso.

In questo senso i testi tradizionali affermano che il campo delle esperienze di casa sesta riguardano la salute che per conservare si deve curare, i doveri e le responsabilità della vita e del lavoro d’ogni giorno che richiedono umiltà e disciplina, la gerarchia, la burocrazia che comportano il rispetto delle norme e delle regole. 

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