Quel che ho imparato, non lo so più. Il poco che so ancora, l'ho intuito - N. de Chamfort


INTERVISTA A NETTUNO


“Io sono la perdita di confini. È con me che imparate a fuggire dai vostri limiti.

Del resto non m’importa." 

 

 

Mi ci vuole un po’ di tempo per raggiungere la sua dimora, ma quanto non saprei di preciso. Qui il tempo che scorre sembra non essere in alcun modo contemplato. Attraverso una fitta nebbia giungo finalmente a destinazione. Ho dovuto camminare parecchio, la casa priva di mura si trova al di la di tutti i confini. Molto ben arredata devo ammettere, ogni cosa è segno di talento, arte, stile, creatività.

L’accoglienza  è deliziosa, mi sono sentito subito a mio agio grazie a un sincero abbraccio fraterno.


- Io: “Grazie Nettuno, sono onorato di fare la sua conoscenza.”

 

- Nettuno: “Sono io ad essere felice che tu sia venuto, così potrai fare finalmente un po’ di chiarezza nella tua vita. Mi sembri molto molto confuso.”

 

Confuso io? Proprio lui si permette di parlare di confusione? Il Re del disordine, del caos, della disorganizzazione, dell’anarchia?! Resto un attimo in silenzio per riorganizzare le mie domande.

 

- Nettuno: “Lo so che cosa stai pensando. Ma è proprio questo il punto. Devi smetterla di pensare. Pensare non deve importarti. Con me bisogna aprire l’anima al mondo metafisico, astratto, immateriale.

 

- Io: “Ma non crede che sia necessario lasciare il giusto spazio alla mente e alla logica?

 

- Nettuno: “Logica? E di che cosa si tratta esattamente? È sicuramente una cosa di cui mi importa poco, non credo di averne mai sentito parlare. Aspetta, ho un vago ricordo, ne stava argomentando Saturno quella volta che lo incontrai in Capricorno…o forse in Vergine, non ne sono sicuro. Una filippica!! Infatti mi sono annoiato e me ne sono andato.

 

Temo di non capirci nulla. Iniziamo bene!

 

Gli chiedo: “Qual è il suo scopo nella vita?”

 

- Nettuno: “Fai sempre domande così difficili? Però ammiro la tua curiosità. Cercherò di spiegartelo brevemente, perché non amo dilungarmi in ragionamenti nei quali poi io stesso mi perdo e non capisco più da dove ho iniziato. Il mi scopo è quello di accompagnarvi verso l’abbandono della vostra individualità. Ecco tutto. Del resto poco mi importa.

 

- Io: “Ma l’individualità è stata dolorosamente e faticosamente conquistata in seguito a tanto impegno, nel nostro personale percorso evolutivo.”

 

- Nettuno: “Non ne dubito, ma a me poco importa. È necessario ritornare al punto di partenza, all’inizio, e nuovamente dovete confondervi, fondervi e scomparire in realtà diverse e più grandi.”

 

Mio Dio, questo è suonato.

 

Nettuno prosegue: “Dovete abbandonare i vostri limiti. L’IO deve diventare parte dell’universo per unirvi con qualcosa di più grande e sconosciuto. Grazie a me potete sfumare e dissolvere i confini, abbattere ogni barriera, eliminare ciò che è finito, determinato, compiuto, concluso. Io vi faccio dono dell’esperienza dell'unione e della fusione con gli altri, con la vita dell'universo. Vi permetto di sfogare la brama alla trascendenza che alberga nel cuore di ognuno di voi.

 

- Io: “Ma in questo modo ci fa perdere di vista la realtà oggettiva.”

 

- Nettuno: “La realtà oggettiva non so che cosa sia. Voi non vi rendete conto di quanto siete fortunati ad avermi scoperto nel 1846, unica data che ricordo, perché le altre poco m’importano. Davvero non capisci la magnificenza del mio ruolo? È grazie a me che si chiude il cerchio: la fine si ricongiunge all’inizio ad un livello superiore. Rappresento la rinascita e dal punto di vista fisico il distacco e la separazione dal corpo della madre, quindi come puoi ben capire anch’io, sotto il profilo psicologico, sono lenta e difficile costruzione della vostra identità e individualità, che passa attraverso la scoperta del diverso e dell'uguale per cui vi riconoscete uomini e non donne, bianchi e non neri e via via vi definite inglobando una cosa ed escludendo l'altra. Ma dopo aver circoscritto dei confini regolamentari io vi propongo di abbandonare e superare la vostra ormai ben definita individualità, tanto dolorosamente e faticosamente conquistata, per ritornare al punto di partenza, all'inizio, e nuovamente confondervi, fondervi e scomparendo in realtà diverse e più grandi.

 

- IO: “Sembra così di dover ricominciare a lottare…”

 

- Nettuno: “Non si può lottare contro un nemico senza volto. Infatti lottare non è il termine giusto. L'abbandono, la fiducia e la fede sono la lezione che dovete imparare. Dimenticare chi siete per riscoprirvi consapevolmente parte di un tutto più vasto e sconosciuto, come prima di nascere eravate parte inconsapevole del corpo e della mente dei vostri genitori.

 

Mi sento quasi drogato, mentre lui procede: “ Io vi metto in contatto con tutto ciò che va oltre la materia, l’usuale, le abitudini, la teoria, le regole. Vi relaziono al  mondo dell'arte, che di certo è un universo "oltre" la realtà. Sono la porta che si apre alle voci dell'inconscio collettivo e risveglia gli archetipi sepolti nell'anima di ciascuno, e ancora, quando la strada della vita si è inceppata, vi faccio incontrare i fantasmi della follia. 

 

Un attimo di silenzio che sembra più lungo dell’eternità.

 

- Nettuno: “Per la vostra mente sempre troppo razionale possono sembrare tematiche complesse, ma se abbassate la guardia può prospettarsi per voi un mondo alternativo e meraviglioso.”

 

Detto questo mi congeda dissolvendosi improvvisamente. Innanzi a me solo nubi grigie. Avrei voluto trattenerlo ancora, avanzare altre domande, poiché temo di non aver compreso molto bene. Ma credo che a lui poco importi.