Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo - Aristotele


LE DODICI CASE ASTROLOGICHE


Il TEMA NATALE è costituito da dodici settori chiamati CASE. Il loro insieme rappresenta dodici fondamentali forme di esperienza che ciascuno di noi è tenuto ad affrontare nel corso della vita. Si tratta di una sorta di modello che racchiude lo sviluppo psicologico e che scandisce le tappe del processo d'individuazione al quale tutti noi siamo chiamati.

Dalla nascita fisica, a quella individuale, fino ad arrivare a quella spirituale, percorriamo lo ZODIACO alla scoperta di noi stessi. E per ciascuno, un tempo che trova una relazione con l'esperienza evolutiva che ci attende. E un luogo nel quale realizzarla.


LA PRIMA CASA

Nessuno è nato sotto una cattiva stella; ci sono semmai uomini che guardano male il cielo.

H. H. Dalai Lama

La PRIMA CASA inizia con l’ascendente che coincide con l’attimo del nostro primo respiro, il vero debutto per ognuno di noi di un’esistenza davvero autonoma, separata dal corpo materno: l’atto del respirare in modo indipendente è la prima affermazione di “esserci”, di esistere cioè in modo unico e personale. Nel preciso istante in cui esaliamo le prime molecole d’ossigeno una valvola del nostro cuore si chiude, il sangue fluisce nei polmoni e all’unisono, i due basilari dispositivi del corpo umano iniziano a ritmare il tempo della nostra vita.

La prima casa natale si riferisce  alla scoperta soggettiva di noi stessi, l’ascendente con cui inizia appartiene infatti all’asse della coscienza e questo settore rappresenta l’ambito delle esperienze che portano alla consapevolezza di sé e, conseguentemente, a un’esistenza individualizzata. Il segno all’ascendente ci dice la qualità e la natura delle esperienze che risultano essere le più utili ed efficaci a renderci consapevoli della nostra vera essenza.

Tale segno, in un certo senso, indica il materiale, la sostanza, gli strumenti ricevuti in dotazione per costruire il proprio senso di sé. E ogni qual volta daremo il via a un’esperienza, di qualsivoglia natura essa sia, ci troveremo in qualche modo di fronte a un nuovo inizio, che porterà con sé la stessa energia con la quale siamo venuti al mondo, differente rispetto alla forma per ovvie ragioni, ma molto simile nella sostanza, rimettendo in gioco l’ascendente e la prima casa, rimescolando le carte per un nuovo avvio. A tal proposito questo settore indica essenzialmente il tipo di esperienze mediante le quali scopriremo meglio chi siamo veramente, portando alla luce la “diversità” e perciò la distinzione.

Il segno e il grado all’ascendente oltre ad indicare l’inizio del funzionamento separato ed autonomo, indicano anche in quale modo  e da quale punto prende avvio lo scambio tra il nostro essere individuale e l’Universo.

Sono il tempo e il luogo in cui entriamo attivamente a far parte del gioco di forze ed energie presenti nell’ambiente circostante e, quantomeno nella prima parte della vita, l’unico punto di vista per noi possibile rispetto al contesto nel quale ci siamo venuti a trovare e per estensione, al mondo intero. In altre parole se abbiamo l’ascendente e quindi la prima casa nel segno della Vergine, saranno esperienze con caratteristiche virginee quelle che più profondamente ci aiuteranno nella strada che conduce alla nostra stessa consapevolezza. Avremo perciò una particolare sintonia con tali esperienze: ad esempio potranno essere importanti alcune esperienze di lavoro o altro che comportino ordine e metodo, oppure un’accurata analisi che riconduca la situazione considerata alle sue linee essenziali, depurata da ogni interferenza o condizionamento; esperienze del genere ci permetteranno di conoscere il nostro punto di vista sul mondo, il nostro atteggiamento di base verso la vita, il quale difficilmente potrà prescindere da tali requisiti di analisi, ordine, metodo. 

 

Per quanto riguarda il ciclo della vita il primo periodo si apre con la nascita fisica, la separazione del nostro corpo dal corpo di nostra madre e a questo livello scoprire di esistere è totalmente istintuale. Infatti veniamo al mondo colmi della sostanza materna di cui per nove mesi ci siamo nutriti; in seguito siamo plasmati, influenzati e condizionati dall’ ambiente familiare e culturale.  In questa prima fase di sviluppo della  personalità viviamo le nostre radici, il nostro passato, l’appartenenza ad una determinata famiglia, nazione, razza, cultura, epoca.

Nascere la seconda volta significa emergere da questa matrice, scoprire ciò che davvero ci appartiene da ciò che è dell’ambiente, vuol dire distinguersi, nascere come un individuo dalla personalità individualizzata, riscoprirci alla luce della consapevolezza psichica e mentale. Implica liberarci, purificarci da retaggi, valori, condizionamenti che non sentiamo autentici, in sintonia con noi stessi, vuol dire delineare sia le differenze che ci individuano e sottolineano la nostra singolarità ed unicità, sia  le somiglianze che ci fanno sentire simili agli altri uomini e perciò membri integranti della società, vuol dire scoprire il tono e il ritmo del proprio essere individuale e gradualmente diventare coscienti del posto e della funzione che ci spetta nella collettività.

Infine intorno ai 56 anni c’è la terza nascita, quella spirituale. Mentre la nascita biologica è un fatto indiscutibile, la seconda e poi la terza nascita sono livelli di consapevolezza, obiettivi che si possono o non si possono raggiungere: le caratteristiche della prima casa natale indicano quale strada è meglio percorrere per arrivare al traguardo. Non esistono obblighi di alcun genere, solo potenzialità che aspettano di essere espresse. 

La ruota delle case rappresenta dodici fondamentali ed universali forme di esperienza che siamo chiamati ad affrontare nel corso del cammino su questa terra. Si tratta di un processo in divenire, dai tempi precisi, che inizia con la nascita biologica, compie un ciclo e riparte con una nuova nascita dell’individuo ad un livello superiore e così una terza volta. E’ un modello di sviluppo psicologico che scandisce le tappe del processo d’individuazione, il quale prevede tre livelli di sviluppo, tre nascite del sé individuale. 

L’intero percorso corrisponde al ciclo di Urano con i suoi 84 anni di rivoluzione intorno al Sole, ed è diviso in tre periodi fondamentali di 28 anni ciascuno, il tempo che l’ascendente impiega a percorrere l’intero zodiaco e tornare al punto di partenza. 

Non tutti abbiamo la possibilità di compiere l’intero percorso, dipende dal tempo della nostra vita, né arrivare fino in fondo significa realizzare il compito dell’individuazione, poiché ognuno di noi è libero di procedere nello sviluppo, bloccarsi, o retrocedere. 

 

La CARTA NATALE, allora, è realmente il progetto di vita di ciascuno nella quale  vengono descritte le potenzialità presenti alla nascita, il contenuto e il modello della sequenza temporale che ci accompagna nella realizzazione concreta di tale contenuto.


LA SECONDA CASA

Non si possiede ciò che non si comprende.

G. W. Goethe

Se la prima casa si riferisce alla scoperta di sé, la SECONDA CASA natale riguarda l’uso di ciò che si è scoperto di essere e perciò di possedere. In modo molto improprio e superficiale si dice che la seconda casa è quella dei beni, del denaro e di conseguenza della sicurezza. La cosa è molto più articolata e complessa. Scoprire ciò che si “è”, significa in un certo qual modo scoprire anche ciò che si ha. Il campo d’esperienza a cui si riferisce la seconda casa è appunto l’esperienza del “possedere”, l’esperienza che spinge a dire “è mio”, “mi appartiene” e successivamente innesca la questione successiva riferita al come usare ciò che si possiede per esprimere al meglio ciò che si è.

Alla nascita il nostro primo e più importante possesso è il corpo, i cui confini sono tracciati dalle carezze materne: è un “bene” perciò plasmato e nutrito dall’amore. In questo senso  l’atteggiamento di accoglimento di nostra madre, più o meno amorevole e protettivo, è fondamentale nello strutturare e valorizzare questo primo possesso e di conseguenza anche la sicurezza e la fiducia di poterci contare e saperne fare buon uso, che poi si estenderà  ai successivi e più lontani possessi.

All’inizio il nostro corpo “chiama” e nostra madre “risponde”: è più o meno in questo modo che si forma la famosa “fiducia di base”, così importante in seguito nella vita di ciascuno. In questa primissima fase sono gli istinti ad indicare che uso fare del corpo, poiché nel neonato non c’è ancora consapevolezza del suo possesso. Più avanti, in seguito al processo di separazione-individuazione, riusciamo a comprende che ci sono alcune cose delle quali possiamo dire “mio” ed altre no. Facciamo quindi l’esperienza di avere un nome proprio, un corpo che può rispondere ai nostri ordini, delle qualità: questi sono i primi e fondamentali possessi che ereditiamo dai genitori.

L’uso e la gestione di questi beni è guidata soprattutto dall’istinto: in questi termini le esperienze di piacere/dispiacere provenienti dai sensi, quali il gusto, la vista, l’olfatto, il tatto, appartengono alla seconda casa, poiché  sono  molto istintive.

Il secondo livello, o livello sociale, riguarda il possesso e la gestione sia di oggetti, denaro e altri beni materiali, sia di beni non materiali quali il prestigio, il potere e così via. Anche in questo caso ciò che si possiede è un’eredità del passato, perché in gran  parte frutto dei progressi dei secoli precedenti. Come usare, gestire, incrementare o meno tali “beni” innesca l’esperienza fondamentale che la seconda casa ci richiede. Tali possessi infatti possono diventare degli strumenti al servizio del sé individuale, essere usati cioè per consolidare e realizzare più sostanzialmente la nostra individualità, oppure noi stessi possiamo divenire strumento di tali beni e dedicare la vita ad accumulare, conservare e difendere ciò che possediamo, siano questi beni materiali o immateriali.

 

In questo modo il mezzo diventa il fine e invece di usare ciò che abbiamo a disposizione in modo significativo per la realizzazione dei nostri scopi, ci identifichiamo con essi e ne diventiamo uno strumento, poiché la nostra vita trova significato solo nel possederli. I possessi invece vanno usati, e con l’uso che ne facciamo possiamo arrivare a comprende e dimostrare chi realmente siamo, prima di tutto ai nostri occhi e conseguentemente al mondo circostante.

Al terzo livello di sviluppo del sé, quello spirituale c’è il superamento di ogni forma di attaccamento, materiale e non materiale, anche rispetto alla vita stessa, l’ultimo e il più prezioso di tutti i beni, che si dovrebbe dedicare all’evoluzione umana.


LA TERZA CASA

Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli.

E. Salgari

La TERZA CASA è tradizionalmente “la casa dei fratelli, dei parenti, del circostante”, insomma  del nostro ambiente circostante.

Ma anche la seconda casa, quella dei “possessi”, ha a che fare con l’ambiente vicino, e così la quarta che si riferisce alla casa/famiglia. Ed è ovvio che sia così, poiché dal momento della nascita ogni esperienza che facciamo è frutto di un’interazione con l’ambiente, prima vicino, poi anche lontano. Nessuno nasce nel vuoto, c’è subito fin dall’inizio un piccolo mondo che stimola e ruota intorno a noi.

Dov’è, allora, la differenza tra l’ambiente della prima, della seconda, della terza casa, etc..? Non è una differenza di dimensioni che vanno aumentando mentre noi stessi evolviamo, ma è soprattutto una differenza di punto di vista, ciò che cambia non è tanto l’ambiente, quanto il risultato dell’interazione con tale ambiente, che una volta ci conduce alla scoperta dei nostri “possessi”, un’altra alla comprensione dei nostri “limiti”, e così via.

 

In sostanza, la stessa esperienza può produrre risultati diversi per quanto riguarda il tipo di consapevolezza  che abbiamo la possibilità di acquisire, poiché non è il tipo di esperienza ad essere determinante, ma il punto di vista, la nostra attenzione selettiva che vede ed estrapola dalla medesima esperienza cose diverse, secondo l’atteggiamento, i bisogni, le aspettative di quella singola fase.

Il cerchio delle case propone un modello di sviluppo che prevede una determinata successione, poiché per ogni settore di esperienza rappresentata, c’è un’età per viverla pienamente e raccoglierne i frutti migliori che dipende da fattori anagrafici, fisici e psicologici. Come il primo amore ha il sapore dell’adolescenza, se capita più tardi è meno incantato, così l’ortografia si impara facilmente entro i 12-13 anni, in caso contrario la fatica raddoppia e i risultati sono meno buoni.

 

Tuttavia ciascuno di noi affronta la ruota delle case come è indicato nel tema personale: di certo la percorreremo tutta, ma può darsi che esperienze di dodicesima casa, che è l’ultima, entrino a far parte della nostra vita prima del previsto, come succede se abbiamo una casa dodicesima abitata da molti pianeti, o al contrario possiamo scoprire le nostre radici raccontate dalla casa quarta molto tempo dopo rispetto a un percorso cosiddetto più tradizionale.

La terza casa è l’ultima casa del primo quadrante, una casa cadente quindi, la cui funzione è quella di mettere in relazione i contenuti delle prime due, ossia se la prima casa si riferisce alla scoperta di noi stessi e la seconda ai “mezzi” posseduti per esprimere ciò che siamo e a come li utilizziamo, la terza casa riguarda la comprensione del rapporto esistente tra queste due dimensioni: il senso soggettivo di noi stessi  e gli strumenti che possediamo per passare all’azione.

L’esperienza che in questa fase facciamo dell’ambiente ci rimanda un effetto retroattivo che ci fa comprendere come è meglio muoverci in tale ambiente, ci insegna cioè in quali modi dobbiamo impiegare le nostre risorse per conquistare il nostro spazio vitale e poter così esprimere noi stessi. 

 

L’ambiente più adatto e rispondente a procurare esperienze di questo genere, che procurino quindi l’apprendimento e la comprensione dei nessi, dei legami esistenti tra ciò che sentiamo di essere, i mezzi che possediamo per esprimerci e ciò che  realmente possiamo fare, è per forza di cose l’ambiente  vicino a noi: in questo senso la terza casa è la casa dei fratelli, dei coetanei, degli spostamenti brevi, degli studi inferiori, dei contatti e della comunicazione.

Ora facciamo un passo indietro. Nell'utero di nostra madre e per alcuni mesi dopo la nascita nulla è percepito come distinto da noi, tutto quanto è avvertito come un'estensione di quello che siamo, successivamente diventiamo consapevoli della separatezza del nostro corpo, scopriamo i suoi bisogni biologici, i suoi desideri e il tipo di risorse che ci sono state date per operare nel mondo al fine di soddisfare questi bisogni.

Si sviluppa il senso di separatezza fisica da nostra madre e quindi un senso di separatezza dal resto del contesto. Solo nel momento in cui abbiamo distinto noi stessi dalla totalità della vita possiamo cominciare a guardare e a capire quello che c’è intorno noi ed entrare relazione con quello che scopriamo. Stabilita un certo tipo di percezione della nostra forma fisica e dei nostri confini possiamo esplorare i confini e le forme delle cose esterne a noi, in questo momento raggiungiamo la terza casa d'aria della carta associata a MERCURIO e al segno dei GEMELLI, siamo sufficientemente sviluppati per esaminare l’ambiente a noi più vicino, per interagire con questo e per formare idee e opinioni riguardo a quello che incontriamo. A livello di sviluppo la terza casa corrisponde alla fase della vita quando incominciamo a gattonare e impariamo a parlare. Se ci sentiamo abbastanza sicuri (la percezione che la madre è in casa) e l’ambiente non è troppo repressivo naturalmente assaporiamo una maggiore indipendenza e autonomia, vogliamo crescere e esplorare. Associato a questo c’è lo sviluppo del linguaggio, l'abilità di comunicare, assegnare il nome alle cose: tutto ciò appare molto divertente però ironicamente questo aumento di autonomia e di capacità di esplorare il mondo ci mette al confronto con la sensazione frustrante di essere inadeguati e ancora piccoli, ci sono cose lì fuori che sono più grandi di noi e che possono farci paura, ci sono certe regole, limiti, alcune cose che siamo autorizzati a fare o a dire o che ci vengono addirittura richieste mentre altre cose che diciamo o facciamo sono accolte con una sculacciata: benvenuti nel mondo della relatività! Molti psicologi affermano che un reale senso di individualità non si sviluppa fino a quando non si è imparata una lingua: la tipica struttura del sostantivo-verbo di molte lingue aiuta il bambino che sta crescendo a distinguere il soggetto dall’oggetto, e in questo modo, l’attore si separa dall’azione. Di conseguenza il bambino comincia a essere più conscio di essere un’entità distinta. Attraverso il linguaggio il bambino entra nel mondo dei simboli, delle idee, dei concetti e per la prima volta è capace di immaginare sequenze e eventi oltre a ciò che è immediatamente acquisibile attraverso i sensi e il corpo. L'attenzione ora può essere focalizzata non solo su ciò che è presente ma anche su quelle qualità dell’esistenza che sono ipotetiche e astratte. In breve con l'avvento del linguaggio la mente libera e differenzia se stessa dal corpo. Tradizionalmente gli astrologi hanno associato la terza casa a quello che è chiamata la mente concreta e la nona casa opposta alla terza con la mente astratta. E le recenti ricerche scientifiche confermano quello che gli astrologi hanno sempre saputo, che la mente può essere divisa in due parti e che la parte destra e la parte sinistra del cervello corrispondono a due differenti attività mentali. La mente concreta della terza casa e associata a Mercurio governatore della sesta casa è analogo alle attività del lato sinistro del cervello che è legato al pensiero razionale, sequenziale e logico, la parte sinistra del cervello controlla quella parte di noi che può parlare, analizzare e classificare l'esperienza. La terza casa e la sua configurazione descrive il nostro stile mentale, come noi pensiamo ma con un particolare riferimento alle funzioni della parte sinistra del cervello, quindi pianeti e segni in terza casa rivelano la nostra relazione o il nostro atteggiamento riguardo alla conoscenza. Per esempio una persona con Marte in terza casa potrebbe equiparare la conoscenza al potere ma coloro con la Luna in questa casa potrebbero ricercare la conoscenza per la sicurezza che questa può assicurare per il senso di benessere e sicurezza che ottengono attraverso il sapere come funzionano le cose. Da bambini quello che pensiamo è il più delle volte legato a quello che noi troviamo nel nostro immediato ambiente. Segni e pianeti in terza casa indicano quello che c'era lì per noi. Come nel caso dell'ascendente e della prima casa le posizioni in terza rivelano la nostra predisposizione a percepire certi aspetti del contesto e a negarne o a non coglierne altri. Per esempio coloro con Venere in terza casa assimilano Venere dal loro contesto, naturalmente colgono gli aspetti maggiormente armoniosi e piacevoli di ciò che hanno intorno ma coloro che hanno invece Saturno tendono a cogliere gli aspetti più restrittivi e freddi del loro contesto e quindi ai loro occhi quello molto probabilmente non risulta essere un posto abbastanza sicuro nel quale muoversi liberamente. In questo senso le posizioni in terza casa descrivono sia cosa attribuiamo al contesto più immediato così come quello che noi assimiliamo da questo. Quello che vediamo è quello che noi portiamo dentro. Quello in cui inizialmente c'imbattiamo nel nostro contesto immediato sono i fratelli e le sorelle. La terza casa indica la nostra relazione con questi, così come con gli zii, le zie, i vicini, i cugini e altri ancora. Segni e pianeti in terza casa simboleggiano la natura dei legami tra noi e i nostri fratelli, oppure queste posizioni potrebbero essere una descrizione dei nostri fratelli, altresì queste qualità sono quelle che noi proiettiamo sui nostri fratelli. Per esempio Saturno in terza casa potrebbe significare che noi abbiamo fatto esperienza di una difficile e conflittuale relazione con un fratello o lo abbiamo visto come freddo e rifiutante o che abbiamo fatto esperienza di una parte di noi che è fredda e rifiutante attraverso di lui. E’ un dato di fatto sotto il profilo psicologico che, in un modo o nell'altro, noi costringiamo in modo coercitivo gli altri perché agiscano o prendano su di sé quegli aspetti della nostra psiche che abbiamo tagliato fuori. L'impulso della vita è verso la completezza e se non viviamo la nostra completezza allora dall'esterno porteremo dentro gli elementi mancanti.

“Energie” nella terza casa di cui non abbiamo ancora preso coscienza non scompaiono semplicemente, anzi trovano qualcuno o qualcosa nell’immediato contesto attraverso il quale manifestarsi.

Questioni instaurate con i fratelli o con le sorelle, se presenti, nella parte iniziale della vita possono ripetersi con un marito, una moglie, con i colleghi di lavoro e con gli amici in una fase successiva. La terza casa inoltre indica qualcosa riguardo all'esperienza iniziale scolastica, la scuola ci offre l'occasione di vedere come interagiamo con le altre persone al di fuori della famiglia e l'opportunità di paragonare quello che c'è stato detto dai genitori con quello che gli altri hanno da dirci.

 

Attraverso l'infanzia e la prima adolescenza (il periodo di tempo tradizionalmente associato a questa casa) noi assimiliamo molte informazioni che alla fine formano un codice di regole pratiche e delle verità sulla base delle quali diamo un ordine e un significato alla vita. Come noi affrontiamo questi non facili anni formativi è verificabile attraverso l’analisi della terza casa.

Nella mitologia Mercurio, il naturale governatore della terza casa, aveva il ruolo di distribuire informazioni fra i vari dei e così tutte le forme di comunicazione come lo scrivere, il parlare, i media sono sotto il governo di questa casa. La terza casa può tracciare connessioni tra un campo di studi o una branchia della conoscenza e un'altra e dirci se traiamo piacere nell'esplorare tutte le miriadi forme della vita.

 

Il tono e il colore della nostra esperienza riguardo ai viaggi brevi sono descritti attraverso questa casa. In generale un pianeta in una casa ci predispone ad incontrare il principio che simboleggia in qualsiasi dei differenti livelli rappresentati dalla casa. Saturno in terza casa per esempio può portare problemi con lo studio, con i fratelli e con i viaggi brevi qualsiasi sia la manifestazione esterna ma sia chiaro che trattasi di un’ ultima analisi sintomatica di una questione più profonda e sottostante: il desiderio di esplorare, scoprire e relazionarsi (terza casa) è legata alla paura e all'apprensione (Saturno) che bisogna far emergere perché sia esaminata e compresa.

Esiste una certa correlazione tra l'avere molti pianeti in terza casa e lo sperimentare frequenti cambiamenti di contesto durante gli anni della crescita: l'effetto di questi spostamenti sulla persona potrà variare in accordo con il resto della carta, alcuni potranno sviluppare un'eccezionale flessibilità e facilità di adattamento alle differenti situazioni mentre altri potrebbero difendere se stessi dal dolore di essere sradicati da rapporti stabili cercando di evitare di relazionarsi in maniera troppo profonda con qualsiasi persona. Questo atteggiamento, salvo che venga affrontato e gestito, potrebbe permanere per molto molto tempo. Altri possono compensare un’infanzia molto rocambolesca nel cercare in seguito una casa stabile a tutti costi.

 

In conclusione la terza casa descrive il contesto nel quale noi facciamo esperienza dell'immediato ambiente e a tal proposito è importante ricordare che il contenuto è una funzione del contesto: il modo nel quale noi percepiamo qualcosa determina come noi ci relazioniamo con questo qualcosa. Dal momento che spesso ci dimentichiamo il ruolo che giochiamo nel costituire il mondo è utile esaminare la terza casa e definire il contesto generale attraverso il quale noi tendiamo ad interpretare l’immediato ambiente circostante, diventando consci, per quanto possibile, dei preconcetti e dell’atteggiamento che sono suggeriti dalle posizioni in questa casa.


LA QUARTA CASA

I legami più profondi non sono fatti né di corde né di nodi. Eppure nessuno li scioglie.

L. Tze

La cuspide della CASA QUARTA è l’inizio dell’asse che possiamo paragonare alla colonna vertebrale, la spina dorsale che ci permette di stare in piedi, il potere che ognuno di noi ha di realizzare concretamente la propria individualità.

La cuspide della quarta casa si chiama Fondo Cielo, è la nostra “mezzanotte”, il luogo delle radici che più affondano e si diramano nella terra delle origini.

La quarta casa rappresenta il settore di esperienze legate al senso di appartenenza, alla sicurezza di avere delle fondamenta sulle quali poterci soggettivamente innalzare senza correre il rischio di venire sradicati e volare via, come foglie al vento, senza rami di sostegno; in questo senso la quarta casa è “il tetto sopra la testa”, la protezione della nostra casa, e per estensione la patria.

Questo settore lo portiamo con noi in ogni età e dovunque andiamo: il segno alla cuspide indica con quale tipo di materiale sono fatte le radici di ognuno e quale genere di esperienze ci fanno sentire “a casa”.

 

Tradizionalmente rappresenta la famiglia, comprensiva dell’atmosfera che nella nostra infanzia abbiamo respirato all’interno del contesto familiare: ci possono essere più fratelli e ciascuno di loro avere una sensazione, un sentimento legato alla propria “famiglia/casa” completamente diverso l’uno dall’altro; ognuno di loro, secondo il segno presente alla cuspide del quarto settore,  coglierà e si sentirà particolarmente in sintonia con determinate correnti e vibrazioni tra quelle che contribuiscono a formare il  tessuto complessivo   della famiglia.

Sono le esperienze di quarta casa che ci conducono – o non ci conducono - a trovare il nostro centro, la nostra stabilità, è in questo settore che dobbiamo imparare a stare in piedi da soli, che spostiamo il baricentro della nostra sicurezza: non più la famiglia, la casa, o qualche altro surrogato di tali realtà, ma l’esperienza interiore della nostra soggettività e del proprio senso di appartenenza che dalle radici comuni a tutta l’umanità e attraverso quelle della nostra cultura e della nostra famiglia, si innalza, si differenzia e  diventa il nostro “porto sicuro”.

Il secondo quadrante dello zodiaco apre le porte al sentimento: la prima casa rappresenta l’impulso creativo, la spinta originaria che ci orienta ad essere quel particolare individuo, nella seconda casa scopriamo e facciamo uso delle risorse che possediamo per realizzare tale scopo, e poi nella terza facciamo esperienza dei limiti e delle opportunità che, date le nostre risorse, il nostro ambiente ci impone e propone: tutto questo in quarta casa viene integrato e stabilizzato e diventa, mediante esperienze fatte di sentimento, la particolare sostanza di cui siamo fatti. E’ infatti il sentimento di avere delle radici, il sentimento di appartenenza, che ci fa sentire radicati e non sradicati. La patria era davvero la “patria” fino a quando è stata anche un sentimento, adesso è una parola che ognuno sostanzia come può. E in modo apparentemente contraddittorio solo chi si sente radicato e ben saldo ha la possibilità di scegliere senza dubbio alcuno quali “radici” accettare e quali rifiutare.

La cosa in fondo è molto semplice: ce ne possiamo andare di casa e costruircene una propria, solo se di fatto abbiamo una casa e quindi un’origine ben strutturata e che ci ha strutturato e supportato; in caso contrario saremo sempre in cerca di una casa. 


LA QUINTA CASA

Ahi, che fatica mi costa amarti come ti amo!

G. Lorca

Tradizionalmente nella QUINTA CASA ci troviamo le cose più varie: l’amore, il gioco d’azzardo, i divertimenti, gli eccessi, il rischio e dall’altra parte i figli, l’educazione, la creazione artistica.

Si passa dalla mancanza di regole e limiti propria delle esperienze di eccessi e di rischio, alla presenza di metodo, disciplina e costanza che comportano invece le esperienze di allevamento ed educazione e spesso di creazione artistica. Qual è il minimo comune denominatore, allora, che accomuna e unisce esperienze di natura tanto diversa e antiteca tra loro?

Il loro effetto su di noi si può riassumere così: “questa esperienza, questa azione, ha il potere di farmi sentire più completo, più felice, più grande. Ha il potere di lasciare nel mondo un segno visibile di ciò che io sono.”

In breve le esperienze relative alla quinta casa hanno lo scopo di valorizzare l’espressione della nostra personalità, di farci sentire pieni, appagati, unici in modo tangibile.

Non è da tutti, infatti, correre rischi, sfidare la sorte, alzare sempre un poco di più la corda da saltare e riuscirci è l’emozione e la conquista di un attimo.

Così vale anche per l’amore: quale esperienza infatti ci fa sentire più completi e assolutamente unici, se non l’innamoramento?

E allo stesso modo vale per i figli, miracolo vivente del nostro potere creativo capace di infondere la vita e perpetuare noi in loro, i quali saranno e avranno tutto ciò che a noi è stato negato e che in questo modo, indirettamente, potremo avere anche noi.

L’educazione in questo senso, non è rivolta a promuovere l’individualità del bambino, ma ad imprimere nella sua mente ancora vergine i nostri modelli, le nostre regole, le nostre aspirazioni e desideri. E i figli diventano lo strumento del nostro riscatto. Se questo è lo scopo si può ben accettare la disciplina e il sacrificio che l’allevare un figlio richiede.

 

Lo stesso vale per le esperienze che si riferiscono alle attività artistiche e creative, che appartengono alla casa quinta e sono la nostra massima e più personale espressione.

Quelle descritte sopra sono il tipo di esperienze che fanno capo alla quinta casa e che ognuno vivrà secondo il ritmo e le modalità che il segno alla cuspide propone.

In questo settore tutti noi sentiamo vivere, vibrare, diventare reale quell’impulso a “esserci”, a esistere in modo unico che si è manifestato nella prima casa natale. Entrambe, la prima e la quinta, insieme alla nona sono case di fuoco, case di identità: che differenza c’è allora tra l’identità affermata nella prima casa e l’identità espressa nella quinta?

 

C’è di mezzo un mare infinito come tra il dire e il fare: la prima casa  riguarda la scoperta di sé e l’ascendente con cui inizia appartiene infatti all’asse della consapevolezza; la quinta casa riguarda invece l’espressione di sé, e “conoscere” è molto diverso dall’ ”esprimere”. Il primo è un processo interiore che non necessariamente ha uno sbocco all’esterno, il secondo invece con l’esterno ha necessariamente un impatto significativo oltre che basilare.

In numerosi testi di astrologia la 5 casa è stata spesso descritta  come la casa degli eccessi: tale categorizzazione richiama alla mente un che di sfrenato. In realtà il termine “eccesso”, da ex-cedere, significa uscire-fuori, si riferisce alla mancanza di limiti e ostacoli che ogni genuina e spontanea espressione di sé richiede. Eccessi quindi, in quanto mancanza di limiti, interni quali inibizioni e complessi, ed esterni quali i condizionamenti famigliari e sociali che reprimono, inibiscono e modificano la spontanea e naturale espressione della nostra individualità.

 

L’emozione, il divertimento, l’appagamento perciò, quando ci sono, non provengono dalla trasgressione e dalla sfrenatezza, ma dal poter esprimere liberamente e con profusione la nostra energia nelle azioni che compiutamente realizzano la nostra natura.


LA SESTA CASA

Qualsiasi sciocco può fare qualcosa di complesso; ci vuole un genio per fare qualcosa di semplice.

P. Seeger

Con la SESTA CASA si chiude l’emisfero inferiore della carta di nascita: dalla prima alla quinta casa si sono susseguite molteplici esperienze, tra loro molto diverse, ma tutte orientate nella stessa direzione, ovvero la progressiva costruzione della personalità individuale. E in questo senso l’ambiente nel quale ci muoviamo ha la funzione di permettere e facilitare tale processo di costruzione. Un genere di esperienze, quindi, che pur nella loro varietà, vanno solo “avanti” nello sviluppo dell’ ”io”, a meno che non intervengano fattori pesantemente negativi.

Con la sesta casa questo processo si interrompe, subisce un brusco arresto, infatti il genere di esperienze che fanno capo alla sesta casa, sono esperienze di crisi, aventi lo scopo di provocare un riposizionamento, un riadattamento in ciascuno di noi, sono esperienze che preludono a un passaggio, un cambiamento che avverrà poi in settima casa e che richiede una nuova e diversa percezione di sé e dell’”altro”.

Le esperienze di casa sesta sono esperienze di rottura: vengono subito dopo quelle della quinta casa che hanno offerto all’ ”io”, la pienezza dell’amore, l’orgoglio di un figlio, l’ebbrezza del rischio; nella casa sesta invece l’esperienza può essere l’amore che finisce, il figlio che delude, il rischio che spaventa, in altre parole l’approccio con la sconfitta che ci fa sentire inadeguati, non all’altezza di realizzare ciò che credevamo di poter fare ed essere.

Esperienze di limiti fisici e mentali, esperienze di crisi, di riassestamento e riadattamento a noi stessi e all’ambiente: una nuova impietosa e imprevista scoperta di noi stessi, non più che cosa siamo capaci di fare avendo tanto a disposizione - salute, energia, creatività e intorno a noi persone che mi amano e apprezzano - ma cosa siamo capaci di fare restandoci così poco a disposizione - poca salute, poca forza, poco spazio per esprimerci, un ambiente ostile o quanto meno neutro. Che cosa faccio di me stesso in queste condizioni? Questa è la sesta casa: esperienze di limitazione alla fiduciosa espansione dell’ ”io”, e in certi casi esperienze di situazioni d’emergenza che portano direttamente alla sostanza, al nocciolo duro di ciò che siamo veramente. Ma cosa ne facciamo della nostra esperienza di fallimento, sofferenza e sconfitta? Abbassiamo la testa e umilmente cominciamo ad imparare nuove tecniche, un nuovo approccio ed un uso diverso delle capacità che ci restano, oppure crolliamo e ci perdiamo in innumerevoli altre esperienze, spesso chiamate “sfortuna”, che confermano e consolidano il nostro fallimento.

Nelle esperienze di sesta casa non c’è niente di facile e scontato, ogni obiettivo è raggiunto a costo di sforzi, fatica, resistenza e soprattutto umiltà. Umiltà di riconoscere di non essere ciò che si credeva, di aver bisogno di imparare e perciò di disciplina ed obbedienza, perché ogni cosa si impara dal basso.

In questo senso i testi tradizionali affermano che il campo delle esperienze di casa sesta riguardano la salute che per conservare si deve curare, i doveri e le responsabilità della vita e del lavoro d’ogni giorno che richiedono umiltà e disciplina, la gerarchia, la burocrazia che comportano il rispetto delle norme e delle regole. 


LA SETTIMA CASA

Ci fosse anche solo una possibilità... Giocala!

V. Rossi

Tradizionalmente la CASA SETTIMA è associata al matrimonio, alle società di lavoro e d’affari. In realtà ciò che sta dietro tali esperienze è il consolidamento mediante la relazione con l’altro, l’incontro e il riconoscimento dell’altro in forme e modi il cui fine non è più la valorizzazione o viceversa la limitazione soggettiva dell’io. Quelle di casa settima sono relazioni stabili, di cooperazione e partecipazione, all’interno delle quali ciascun componente della coppia ha una propria funzione e responsabilità. In questo senso la settima è la casa del matrimonio e delle società di lavoro, poiché è tipicamente in tali eventi che incontriamo l’altro sullo stesso piano e che lo scopo del rapporto in quanto tale va oltre la realizzazione solo personale.

Le relazioni stabilite nelle case precedenti, per quanto tra loro diverse, erano tutte centrate nel definire, consolidare, radicare, espandere o limitare l’esperienza di sé, come “io” unico e separato; è solo in casa settima che la relazione in sé diventa la vera protagonista dell’esperienza di ciascuno di noi.

Tradizionalmente la CASA SETTIMA è associata al matrimonio, alle società di lavoro e d’affari. In realtà ciò che sta dietro tali esperienze è il consolidamento mediante la relazione con l’altro, l’incontro e il riconoscimento dell’altro in forme e modi il cui fine non è più la valorizzazione o viceversa la limitazione soggettiva dell’io. Quelle di casa settima sono relazioni stabili, di cooperazione e partecipazione, all’interno delle quali ciascun componente della coppia ha una propria funzione e responsabilità. In questo senso la settima è la casa del matrimonio e delle società di lavoro, poiché è tipicamente in tali eventi che incontriamo l’altro sullo stesso piano e che lo scopo del rapporto in quanto tale va oltre la realizzazione solo personale.

Le relazioni stabilite nelle case precedenti, per quanto tra loro diverse, erano tutte centrate nel definire, consolidare, radicare, espandere o limitare l’esperienza di sé, come “io” unico e separato; è solo in casa settima che la relazione in sé diventa la vera protagonista dell’esperienza di ciascuno di noi.

Ogni relazione ha il proprio scopo che può essere più o meno rispettato dai suoi membri: ciò dipende naturalmente dalla natura delle persone che partecipano alla relazione. Così una società d’affari può perseguire  unicamente l’arricchimento dei suoi membri, oppure anche quello di dare un contributo allo sviluppo dell’umanità e che si manifesta nel rispetto di determinate regole e principi, allo stesso modo un matrimonio si può risolvere nella ricerca di un appagamento sempre maggiore del proprio “io”, oppure nella costruzione di una famiglia e nella ricerca del benessere dei suoi componenti. In ogni caso, le condizioni e le regole delle relazioni di casa settima sono formalmente stabilite da istituzioni politiche, religiose od economiche che in questo modo sottolineano lo scopo sovra-individuale di tali rapporti; non appartengono perciò  alla settima casa esperienze né di amore, sebbene sia il settore del matrimonio, né di interesse individuale, sebbene riguardi società di lavoro, ma unicamente esperienze di condivisione di responsabilità, partecipazione e cooperazione in vista di qualcosa che va oltre l’individuo. Culturalmente l’inizio di tali relazioni è  formalizzato da cerimonie e riti che ne celebrano la nascita e ne evidenziano la loro qualità di strutture a sé con un proprio sistema di regole, indipendenti  dagli individui che vi partecipano.

Qualunque sia lo scopo della relazione, la funzione dell’individuo al suo interno può essere all’inizio molto confusa, sarà solo la quotidiana partecipazione al suo svolgersi che lo rivelerà.

Le esperienze di casa settima ci mettono a confronto con le funzioni e le responsabilità che siamo pronti ad assumerci all’interno della relazione: quale posto assegna a noi stessi e agli altri, quale contributo siamo disposti a dare per la sua riuscita. Resteremo chiusi nel cerchio di rapporti essenzialmente personalistici, orientati solo all’interesse e alla felicità personale o ci apriremo a relazioni di partecipazione funzionale, ad un tutto più ampio?

Il matrimonio e le società d’affari sono le strutture la cui riuscita è la più vicina all’interesse individuale dei suoi componenti: c’è infatti  pochissima distanza tra la felice riuscita di un matrimonio e la felicità personale dei due coniugi.

In un certo senso in casa settima avviene una seconda nascita: se le sei case precedenti hanno contribuito a dare forma e sostanza all’originario impulso ad essere un “io” particolare emerso in prima casa, le esperienze di riconoscimento dell’altro, di cooperazione e partecipazione di casa settima  rimandano all’ ”io” un feed-back che necessariamente modifica e cambia la nostra stessa immagine costruita nelle case precedenti.

 

Il segno alla cuspide indica in quale modo e con quali energie possiamo più agevolmente realizzare e partecipare alle relazioni di questo tipo.


L'OTTAVA CASA

E' proprio quando si crede che tutto sia finito, che tutto comincia. 

D. Pennac

L’ascendente indica la nascita, la prima manifestazione del principio di individualità che si realizza concretamente nelle case sotto l’orizzonte. In queste,  le relazioni che ciascuno di noi stabilisce con gli altri e l’ambiente hanno lo scopo di potenziare e facilitare il processo che ci porterà alla consapevolezza di essere unici e separati; il discendente invece indica la nascita del principio di relazione, ovvero il punto di inizio di una serie di esperienze centrate sulla relazione. Il tipo e i risultati della relazione che possiamo affrontare, portano a una trasformazione radicale sia della nostra coscienza, sia del nostro modo di vedere.

Il discendente perciò rappresenta per tutti noi una seconda nascita: gli altri cessano di essere uno sfondo, più o meno confuso ed omogeneo, che varia secondo i bisogni dell’ “io”, ma risaltano con precisi confini e ci coinvolgono in relazioni significative e produttive che hanno delle tangibili conseguenze nell’evoluzione della personalità individuale, la quale acquisisce un nuovo e  più completo senso di sé. Il discendente è quindi l’inizio di un nuovo processo e le case che vengono dopo, devono essere viste sia in relazione all’ascendente, cioè allo sviluppo della coscienza del nostro io in quanto essere unico e separato, sia in relazione al discendente, cioè allo sviluppo dell’ io in quanto membro di relazioni significative e produttive.

L’OTTAVA CASA è la successiva dopo il discendente e come la seconda si riferisce ai possessi: la seconda riguarda i possessi sia materiali, sia fisici e psicologici che ciascuno di noi si trova ad avere  alla nascita, e l’uso che ne facciamo per attuare le nostre potenzialità, l’ottava si riferisce invece ai possessi della relazione, a ciò che la relazione, di qualsiasi tipo sia, ha a disposizione per poter operare socialmente. In questo senso, come afferma la tradizione,  la casa ottava riguarda i beni del partner  o degli altri, in realtà sono i beni della relazione stessa che mutano secondo la natura del rapporto: possono essere beni materiali, come il denaro gestito nelle relazioni d’affari o ereditato nelle relazioni  famigliari, oppure beni psicologici come un ampliamento o  una totale trasformazione della coscienza, quali si producono in alcune relazioni  intime, intensamente coinvolgenti. 

Chiaramente la relazione possiede ciò che i membri coinvolti vi portano, tuttavia la somma di tali contributi non è uguale a ciò che la relazione ha a disposizione, poiché a tale somma si deve aggiungere la qualità del rapporto, l’atmosfera che circola tra i suoi componenti, e ciò appartiene solo alla relazione in quanto tale e può essere un fattore altamente positivo e produttivo o inibente e demolitore.

La questione fondamentale che le esperienze di casa ottava ci pongono è quale uso fare delle energie, delle risorse, del potere che la relazione formatasi in casa settima rilascia: è perciò tramite le esperienze di casa ottava che si concretizzano o meno le finalità della relazione. In sostanza sia la seconda sia l‘ottava casa riguardano l’uso e la gestione delle risorse, nel primo caso personali, nel secondo della relazione e perciò sociali.

Implicita e fondamentale in una gestione collettiva di beni, è la fiducia di ogni membro nell’onestà e responsabilità degli altri membri. La fiducia accordata, d’altra parte, concede potere, un potere invisibile proprio perché fondato sulla fiducia che non chiede né permessi, né rendiconti: è quindi facile abusarne e perseguire interessi personali invece di far valere quelli della relazione e dei suoi membri, per questo si dice che l’ottava casa è il settore del potere occulto, politico o mafioso o altro ancora, in ogni caso sempre manipolativo.


LA NONA CASA

Intraprendi il cammino, conti le stelle sul tuo cielo. Sogni di arrivare e appena arrivi, desideri ripartire.

G. Buglino

Le esperienze di casa terza ci mettono a confronto con l’ambiente che ci è più vicino e la conoscenza che ne consegue è concreta, pragmatica, immediata; le esperienze di CASA NONA invece, che è la terza dopo il discendente, ci mettono a confronto con il lontano: sono esperienze che in qualche modo ampliano l’orizzonte mentale e fisico. Viaggi, contatti con popolazioni e culture distanti e straniere, stimoli ed esperienze che ci portano ad una espansione della coscienza che in questo modo si apre al nuovo e al diverso, comportano la possibilità di inglobare nuovi significati che ci dispongono a più ampie visioni.

Le esperienze che affrontiamo in casa nona sono infatti dirette alla ricerca e produzione del significato delle cose.

La terza e la nona casa rappresentano le nostre due forme di conoscenza. Gli strumenti della terza sono il pensiero concreto, analitico, l’orientamento al presente; quelli della nona sono il pensiero astratto, la generalizzazione, il procedere per ipotesi, perciò si dice che la casa nona è il settore della religione e della filosofia, ambiti in cui la speculazione sul possibile prevale nettamente sulla conoscenza puntuale della realtà.

La prima forma di conoscenza, propria di casa terza, proviene dalla scoperta o dal contatto diretto con qualcosa prima ignoto, la seconda forma, propria di casa nona, è un processo più complesso che implica una sintesi significativa dei dati conosciuti, tra loro e con altri elementi più lontani: alla conoscenza pura e semplice si aggiunge la comprensione.

Conoscere l’esistenza o le qualità di un dato o un fatto non è comprendere le condizioni della sua esistenza: la comprensione collega il dato a leggi universali che ne definiscono le condizioni e ne producono il significato.

La casa nona, in quanto terza dopo il discendente, fa parte dell’ambiente della relazione, e allora trovare un legame, dare un significato alla molteplicità e varietà di relazioni che compongono la società, scoprire o assegnare o immaginare un possibile ordine a tutto questo, fa parte delle esperienze di casa nona: in questo senso le  leggi appartengono a questo settore.

 

Inoltre, la conoscenza e la comprensione delle condizioni e dei meccanismi di funzionamento di qualunque ambiente, permette di muoversi bene, ovvero da il potere di usare o sfruttare al meglio le risorse dell’ambiente in cui ci si muove.

Tuttavia, se gli insegnamenti e gli obiettivi della settima e ottava casa non sono stati assimilati e raggiunti, la conoscenza che la casa nona promuove, invece di trasformarsi in leggi, diventano potenti mezzi di sfruttamento e strumentalizzazione dell’altro, che in vista di  ambizione e prestigio personali, viene asservito alla propria ideologia. 

 

Il pericolo e le prove che l’esperienza del lontano e del diverso, proprie di casa nona comportano, stanno infatti nel mantenere il cuore e la mente aperti, accoglienti, plastici, nei confronti di ciò che è nuovo e diverso, senza tentare di inglobarlo e omologarlo nel proprio ordine ritenuto il migliore possibile.


LA DECIMA CASA

Per aspera ad astra - la via che porta alle cose  alte è piena di ostacoli.

La cuspide della DECIMA CASA, che culmina nel Medio Cielo, è parte dell’asse del potere di realizzazione dell’io, che inizia al Fondo Cielo in quarta casa: qui la nostra coscienza, tramite processi d’integrazione e stabilizzazione delle esperienze precedenti, ha il potere di diventare un “io” compiutamente strutturato e stabilizzato sia nella propria singolarità ed unicità, sia nelle proprie radici, comuni ad altri esseri umani. In casa decima il potere di realizzazione riguarda la possibilità che l’io individuale diventi pienamente un “io” sociale intimamente integrato e funzionante nella collettività.

Le esperienze di casa decima perciò ci pongono di fronte determinate consapevolezze, ovvero se siamo ad esempio veramente in grado di cooperare e partecipare al funzionamento della struttura sociale, se siamo stati capaci di conquistarci un posto nel mondo, se abbiamo raggiunto funzione visibile e definita all’interno di tale struttura.

In questo ambito di esperienze ci confrontiamo con i successi e i fallimenti che le relazioni stabilite nelle case precedenti hanno prodotto, infatti per assolvere in modo adeguato e significativo una funzione positiva nella società, si deve avere sviluppato la volontà di cooperare (casa settima), appreso il senso di responsabilità fiducia (casa ottava) e perseguito la comprensione globale degli scopi a cui tendere (casa nona).

La tradizione guarda alla casa decima come alla casa del potere e del successo, e in un certo senso è vero, poiché se tutto è andato bene, in questo ambito abbiamo la possibilità di fare l’esperienza di sentirci ed essere la persona giusta al posto giusto: il destino individuale, la realizzazione dell’io (casa quarta), si integra e completa con il destino della collettività a cui apparteniamo (casa decima), la “vocazione” dell’io è in sintonia con il posto che occupiamo nella società.

E’ molto raro che si realizzi tale consonanza di obiettivi: infatti tra noi e la nostra funzione sociale ci sono quasi sempre degli scarti, dei buchi, che dipendono in parte dalle lacune e dai complessi che si sono formati nell’io nel corso del suo precedente sviluppo, in parte dalle lacune e dalla rigidità della struttura sociale stessa.

Ogni fase di esperienza del cerchio delle case propone, in modi propri, un confronto, uno scontro con i nodi che lentamente si sono formati durante lo sviluppo dell’io e tale confronto offre una possibilità di revisione che si risolve in una più o meno parziale soluzione, oppure  in un indurimento e conferma del nodo.

 

In casa decima, uno scarto troppo ampio tra ciò che noi vogliamo e sentiamo di essere e il posto che occupiamo insieme alla funzione che svolgiamo nella collettività, è inevitabilmente causa di frustrazione e questa può diventare un uno stimolo a cambiare e evolverci, seppur faticosamente, oppure risolvere in una condizione d’immobilismo e insoddisfazione cronica. 

Dall’altra parte tutti quelli che tra noi vivono con reale coinvolgimento e consapevolezza il proprio “posto” e di conseguenza il potere sociale che da esso deriva, giungendo così a pensare e comprendere in modo nuovo e più elevato i rapporti individuo/società, inevitabilmente si scontreranno con l’inerzia, l’immobilismo, la resistenza al cambiamento delle strutture e istituzioni sociali.

 

Ogni professione - e relativa posizione sociale - conferisce a chi la detiene un certo potere, quest’ultimo carico di conseguenze nel bene e nel male, e spesso le esperienze di casa decima comportano un confronto diretto tra noi e il nostro potere sociale che può sfociare in forme d’abuso subite o imposte, o nella consapevolezza che ogni uomo è legato all’altro, e che perciò il bene del singolo è legato al bene di tutti. 


L'UNDICESIMA CASA

La vita è come un eco: se non ti piace quello che ti rimanda devi cambiare il messaggio che invii. 

J. Joyce

In casa quinta, opposta alla CASA UNDICESIMA, il nostro “io” cerca tramite le esperienze di questo settore, di infrangere, abbattere, annullare i limiti e gli ostacoli che si frappongono alla libera e creativa espressione di sé: allo stesso modo in casa undicesima, che è la quinta dopo il discendente, l’io diventa il creativo strumento, l’interprete e il portavoce delle feconde potenzialità di evoluzione e progresso dell’umanità, nascoste e sepolte sotto la farraginosa coltre di strutture sociali statiche e  senza vita.

Casa dell’equilibrio contrapposta alla creativa quinta casa degli eccessi, così l’undicesima è descritta dalla tradizione: da questa sua caratterizzazione ne è conseguita un’immagine di calma e fredda diplomazia, mentre nelle esperienze di casa undicesima arde lo stesso fuoco e la stessa esaltante fiducia presenti nelle esperienze della quinta casa.

La creatività di casa undicesima non è l’espressione dell’immaginazione del singolo, ma l’espressione dell’immaginazione collettiva che risiede nelle numerose possibili alternative, tutte da inventare, di un mondo e un futuro migliori, alternative che sono inscritte e contenute  come potenzialità da trovare e svelare, nella stessa società  che si vuole cambiare.

In ogni tempo ci sono individui capaci di portare alla luce, leggere e tradurre in modo operativo  questi nascosti messaggi: tali individui diventano una specie di lente trasparente che mette a fuoco, riflette e sintetizza i germi dei futuri progressi, e allora il cuore, invece di battere per qualcuno, batte per un ideale, e l’ ”io” invece di trovare pienezza e appagamento nelle proprie creazioni, è nel condividere e portare avanti insieme  un ideale comune che  si appaga e trova significato. I sentimenti che nascono da tale comunanza di scopi e azioni sono alla base delle amicizie di casa undicesima, estranee ad attaccamenti puramente personali.

La casa undicesima viene dopo una casa angolare, è perciò una casa succedente come la seconda, la quinta e l’ottava, e come queste ha a che fare con la gestione e l’uso delle risorse e dei “possessi” che ciascuno di noi si trova ad avere in seguito alle esperienze delle precedenti case angolari: nella seconda  sono i “beni” che riceviamo in dotazione alla nascita, nella quinta è il potere di esprimere creativamente e valorizzare la nostra natura individuale, in casa ottava sono i “beni” della relazione e in casa undicesima sono i “beni” che derivano dal potere della nostra professione e della relativa posizione sociale.

 

In casa decima ci siamo concretamente confrontati con la nostra riuscita sociale: se l’esperienza è stata positivamente assimilata, in casa undicesima sviluppiamo una nuova visione e nuovi obiettivi per migliorare il nostro lavoro e la società in cui viviamo. In caso contrario, se l’adempimento ai nostri compiti è stato superficiale e passivo o ne abbiamo semplicemente goduto i privilegi, è probabile che le esperienze di casa undicesima si riducano alla ricerca di un qualche tipo di evasione sociale, in cui  risolvere la vera mancanza di significato del nostro senso di partecipazione sociale.

La questione fondamentale che le esperienze dell’undicesima casa ci pongono, è in quale modo i successi o i fallimenti di casa decima vengono integrati ed utilizzati per potenziare ed ampliare il nostro senso sociale. In casa undicesima scopriamo che quando il successo è fine a se stesso e non produce né un arricchimento, né una progettualità operativa rivolta al benessere della collettività, è più sterile di un fallimento usato creativamente per risorgere in modo nuovo.

Le soluzioni adottate in casa decima condizionano pesantemente le esperienze della successiva casa undicesima: se la posizione da noi raggiunta è vissuta unicamente nei termini del potere e del prestigio personale che da esso deriva, ci verremo a trovare stretti nella morsa delle richieste e delle aspettative che tale posizione comporta e che non può deludere: diventiamo perciò schiavi di un “ufficio” di cui si è persa la sostanza e che ci costringe a stare sempre all’erta e in guardia contro possibili nemici e cadute. E allora la casa undicesima è quella delle persone influenti che concedono  protezione e raccomandazioni.

Se d’altra parte il confronto con le esperienze di casa decisa è stato frustrante e negativo, ne può nascere in casa undicesima un ribelle rivoluzionario che riversa tutte le sue insoddisfazioni contro il sistema dal quale è stato escluso ed emarginato, e ricerca allora la compagnia di altri che come lui condividono le stesse delusioni e risentimenti. 


LA DODICESIMA CASA

Tempo verrà in cui,con esultanza, saluterai te stesso arrivato alla tua porta. 

D. Walcott

Con la DODICESIMA CASA si conclude il ciclo di esperienze che dobbiamo affrontare per giungere a una compiuta consapevolezza di noi come esseri individuali, sociali ed infine, in casa dodicesima, “universali”.

Tuttavia, poiché la sequenza delle case è un cerchio, il punto della fine coincide con il punto d’inizio di un nuovo ciclo di esperienze che, se tutto è andato bene, si svolgerà ad un livello di consapevolezza superiore, oppure riproporrà in forme diverse, ma nella sostanza uguale, i nodi rimasti irrisolti.

E’ implicito perciò nel genere di esperienze di dodicesima casa, il “fare esperienza” di qualcosa che inevitabilmente termina, ma che al tempo stesso contiene i germi di un altro inizio.

La casa sesta, opposta alla prima, è una casa di passaggio, di esperienze “critiche”, crisi che preparano il nostro “io” all’esperienza della relazione di casa settima, infatti  solo l’apprendimento, che si attua in casa sesta, della disciplina e dell’umiltà necessarie a superare tali “crisi” ci rendono capaci di sperimentare e vivere realmente una vera relazione. Le esperienze di casa sesta ci portano a conoscere noi stessi nella nostra natura più profonda: svanite le appaganti ed espansive sensazioni di casa quinta, il nostro “io” scopre la sua capacità di resistere, gestire e superare prove che, piccole o grandi che siano, non gli restituiscono mai l’alloro della gloria e del successo, ma lo costringono a un confronto che gli svela il nocciolo duro della sua personalità, e lo lasciano solo e nudo, senza i luccicanti vestiti indossati nelle case precedenti, pronto all’incontro con l’altro.

C’è  nella sesta casa una sorta di pulizia di tutto ciò che di superfluo e inutile l’io si è portato dietro dalla case precedenti. Allo stesso modo in casa dodicesima, che è la sesta dopo il discendente, c’è la medesima opera di pulizia e smaltimento di tutto ciò che di illusorio, superficiale ed insignificante l’io ha accumulato nelle case sopra l’orizzonte.

 

Nella decima e undicesima casa abbiamo avuto l’occasione di partecipare, contribuire, essere un membro della comunità, può darsi che abbiamo accettato passivamente ogni cosa, restando chiusi nel piccolo mondo delle nostre comodità, può darsi che ci siamo ribellati perché incapaci di ritagliarci un proprio spazio sociale, oppure possiamo esserci completamente identificati con la nostra posizione e, dominati dai bisogni collettivi, abbiamo soffocato la nostra natura.

In ogni caso in casa dodicesima ci troviamo necessariamente a confronto con  successi e fallimenti, di nuovo nudi e soli dobbiamo fare i conti con i fantasmi del passato, che neppure la nostra posizione e potere sociale (casa decima) o la fiducia ed impegno per un domani migliore (casa undicesima), possono mettere in fuga.

 

Esperienze di assoluta impotenza, di ineluttabilità, esperienze “fatali”, la cui causa completamente oscura sfugge ad ogni indagine, spogliano l’io delle sue vesti sociali, più o meno brillanti, perché di nuovo nudo e spoglio si prepari al successivo inizio.

Si riparte, ma se con qualcosa in più o in meno, dipende dall’uso che abbiamo fatto della somma delle nostre esperienze, di cui dobbiamo render conto in casa dodicesima. Nel primo caso i cerchi delle case formeranno una spirale in cui il centro è sempre lo stesso, mentre la circonferenza diventa via via più ampia, riflesso di una  maggiore  consapevolezza del significato del nostro esistere  in quel luogo e in quel tempo; nel secondo caso verrà data in forma diversa un’altra opportunità.

Il compito che le esperienze di casa dodicesima ci pongono è quello di concludere in modo significativo il processo avviato in casa prima, gli sforzi, le lotte, i successi e i fallimenti, sparsi come i pezzi di un puzzle lungo il percorso del ciclo si devono comporre in unico significativo disegno. E’ probabile che non tutti i pezzi del puzzle vadano a posto, quasi sempre resta qualcosa di non fatto, di lasciato in sospeso: in questo caso l’insegnamento che dobbiamo assimilare mediante le prove di casa dodicesima è imparare a lasciarci alle spalle il non finito, l’incompiuto, e concludere bene sulla base di ciò che è stato fatto. “Conclusione” che ci portiamo dietro ad ogni inizio, poiché non si riparte mai da zero, ma nelle promesse del nuovo ciclo c’è sempre e comunque l’essenza del vecchio.