Tetide e Achille – il Mito del Cancro

Il Mito del CANCRO: TETIDE e ACHILLE

Tetide, dea del mare, era sempre stata oggetto del desiderio sia di Zeus che di Poseidone. Entrambi volevano sposarla ed un giorno una profezia annunciò che il suo futuro figlio, nato dall’unione di Tetide con un dio, sarebbe stato di gran lunga più potente e avrebbe avuto armi superiori a quelle del tridente di Poseidone e dei fulmini di Zeus. In seguito a tale profezia fu deciso che Tetide sposasse un mortale e a tale scopo venne scelto Peleo, il quale contro il volere della sua futura sposa riuscì ad imporsi e con il prezioso aiuto di Chirone portò a termine il suo compito. Tetide partorì sette figli i quali erano destinati a partire in battaglia, partecipando alla famosa guerra di Troia. Ma il cuore di madre non poteva sopportare di assistere a questo destino per i propri figli, quindi li rapì, bruciò le loro spoglie mortali e li pose nell’Olimpo per sempre. 

Peleo, distrutto moralmente per questo disastro riuscì appena in tempo a sottrarre dal fuoco Achille afferrandolo dalla caviglia proprio nel momento in cui stava per bruciare insieme ai suoi sei fratelli: da qui la famosa storiella del tallone. Secondo un’altra profezia annunciò che se Achille fosse morto da giovane avrebbe ottenuto gloria e fama, viceversa la sua vita sarebbe stata deludente e priva di riconoscimenti. Ma a Tetide, così come a tutte le mamme che amano i propri figli, della gloria non importava assolutamente nulla. Decise quindi di proteggerlo nascondendo Achille in un’isola priva di pericoli. Si trattava dell’isola di Sciro, nella quale Achille venne cresciuto come una fanciulla insieme alle figlie del re dell’isola. 

Quando Agamennone cominciò ad arruolare gli eroi per la guerra di troia, inviò l’astuto Odisseo sull’isola per verificare che non vi fossero anche lì uomini da reclutare. Odisseo giunse portando in dono alle figlie del re vestiti di pura seta, tra i quali nascose una lancia e uno scudo. Ad un certo punto fece suonare la tromba che annunciava la battaglia e Achille, anche se camuffato con abiti femminili, seguì il suo istinto e afferrò le armi, venendo così riconosciuto all’istante. Non ci fu nulla da fare: Peleo diede in dono al figlio i suoi cavalli e la sua lancia e Achille partì in guerra. Tetide non poté fare altro che vegliare sull’amato figlio per cercare di proteggerlo. Mentre si trovava nell’accampamento Achille si chiuse in sé stesso, raggomitolato nei suoi pensieri, lunatico e diffidente nei confronti del mondo, mentre sua madre Tetide gli procurava continuamente nuove armature, con intenzione di continuare a salvaguardarlo dalle avversità a cui comunque Achille andò incontro, abbracciando la guerra e la gloriosa morte.

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Questo articolo ha un commento

  1. roberta

    bellissimo racconto

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