Scrivere è viaggiare senza la
seccatura dei bagagli. – E. Salgari
LA TERZA CASA
a cura di Giuseppe Buglino
La TERZA CASA, tradizionalmente associata ai “fratelli, parenti e al circostante”, rappresenta l’ambiente più prossimo all’individuo. Tuttavia, anche la seconda casa, legata ai “possessi”, e la quarta, che riguarda la casa e la famiglia, hanno una connessione con ciò che ci circonda. È naturale che sia così: fin dalla nascita, ogni nostra esperienza si sviluppa in interazione con l’ambiente, inizialmente quello più vicino, e solo successivamente con contesti più ampi. Nessuno nasce nel vuoto; attorno a noi esiste fin da subito un microcosmo che ci stimola e si muove in relazione a noi.
Dove si colloca, allora, la differenza tra l’ambiente della prima, della seconda e della terza casa? Non è tanto una questione di grandezza crescente, come se l’ambiente si espandesse man mano che cresciamo, ma piuttosto una diversità di prospettiva. Ciò che muta non è l’ambiente in sé, bensì il risultato dell’interazione con esso: una volta ci porta a esplorare i nostri “possessi”, un’altra volta a comprendere i nostri “limiti”.
In sostanza, la medesima esperienza può generare consapevolezze differenti a seconda del punto di vista adottato. Non è la natura dell’esperienza a essere determinante, ma la nostra attenzione selettiva, che estrae elementi diversi a seconda di atteggiamenti, bisogni ed aspettative legati alla fase della vita in cui ci troviamo.
Il cerchio delle case ci offre un modello di sviluppo scandito da una successione precisa, poiché ogni settore di esperienza è legato a un’età specifica, il momento ideale per viverlo pienamente e trarne il massimo beneficio. Ad esempio, il primo amore ha il sapore irripetibile dell’adolescenza, mentre vissuto in età più matura perde parte del suo incanto. Allo stesso modo, imparare l’ortografia è più naturale entro i 12-13 anni; superata questa soglia, il processo diventa più complesso e meno efficace.
Tuttavia, il percorso attraverso la ruota delle case è unico per ciascuno di noi, determinato dalla configurazione del tema natale. Percorreremo inevitabilmente tutte le case, ma non sempre nel modo o nei tempi canonici: esperienze tipiche della dodicesima casa, l’ultima del cerchio, potrebbero presentarsi precocemente in caso di una casa dodicesima occupata da numerosi pianeti. Al contrario, potremmo scoprire le nostre radici, rappresentate dalla quarta casa, solo in età più avanzata rispetto alla norma.
La terza casa, in particolare, rappresenta l’ultima casa del primo quadrante ed è una casa cadente, con la funzione di mettere in relazione i contenuti delle prime due. Se la prima casa ci guida alla scoperta di noi stessi e la seconda riguarda i “mezzi” che possediamo per esprimerci, la terza casa ci porta a comprendere il legame tra queste due dimensioni: il senso soggettivo di chi siamo e le risorse con cui traduciamo tale identità in azione.
L’esperienza dell’ambiente in questa fase ha un effetto retroattivo: ci aiuta a capire come muoverci meglio in quel contesto e ci insegna a utilizzare le nostre risorse per conquistare il nostro spazio vitale, permettendoci così di esprimerci pienamente. L’ambiente ideale per favorire questo tipo di apprendimento è, inevitabilmente, quello più vicino: da qui l’associazione della terza casa con fratelli, coetanei, spostamenti brevi, studi elementari, contatti e comunicazione.
Le attività intellettuali e i processi conoscitivi legati alla terza casa conducono a una comprensione empirica, basata sull’osservazione diretta. Questo sapere si organizza, si classifica, e ne derivano regole dal valore essenzialmente pratico: sapere *come fare* le cose è essenziale per farle bene.