Per arrivare all’alba non c’è
altra viache la notte. – K. Gibran
PLUTONE
a cura di Giuseppe Buglino
È un principio che agisce nel profondo, al di là della volontà cosciente, dove non esistono logica, controllo, rassicurazioni. Plutone non si descrive: si vive, si subisce, si attraversa.
Non è un pianeta che accetta definizioni nette. È ciò che ci muove quando pensiamo di avere scelto, è la spinta oscura che ci attrae o ci spaventa senza motivo apparente. Non si lascia spiegare, ma pretende verità. Plutone scava, lacera, smonta le maschere. Costringe a guardare l’ombra che si vorrebbe negare, ma che se ignorata, comanda da sotto. La sua azione è silenziosa e definitiva: una volta che ha toccato qualcosa, nulla torna com’era prima.
Chi ha contatto con PLUTONE sente che dentro di sé esistono forze potenti, spesso scomode ma profondamente vitali. Sono le stesse forze che si attivano nei momenti di crisi, nei lutti, nei grandi distacchi, nei passaggi di trasformazione in cui una parte di sé muore per farne nascere un’altra. Plutone non chiede: impone. E non si interessa al nostro consenso. Porta via ciò che è superficiale, anche se lo amiamo, anche se lo temiamo. Ma non lo fa per punire, bensì perché sa che solo attraverso la perdita possiamo trovare ciò che resta davvero.
Plutone parla con il linguaggio del simbolo, del sogno, del corpo che si contrae o si apre senza motivo. È un richiamo profondo che invita a scendere, a perdere le certezze, a sentire fino in fondo. A volte distrugge per creare spazio a qualcosa che sia autentico.
Interrogarsi su chi sia Plutone dentro di sé non è un esercizio teorico. È un atto di coraggio. Significa domandarsi: cosa cerco di evitare? Quale forza dentro di me temo di non saper contenere? Dove mi sento vulnerabile, e dove invece potente? Plutone è lì per lasciarsi attraversare. Non nella difesa, ma nella resa consapevole a ciò che esige verità. Riconoscerlo significa avvicinarsi a ciò che in noi è essenziale. E in quel buio che sembra negare tutto, scoprire il nucleo indistruttibile dell’essere.
Plutone è il custode di ciò che abbiamo sepolto per sopravvivere: istinti, impulsi, desideri che non trovavano posto nel mondo ordinato che ci siamo costruiti. È la forza che pulsa sotto la superficie, quella che non si lascia addomesticare. In noi opera silenziosamente, compressa da barriere interiori che abbiamo alzato nel tempo per proteggerci. Ma quelle stesse barriere diventano una prigione. Ciò che Plutone rappresenta non è qualcosa di lontano o astratto. È una parte viva, potente, che abbiamo imparato a temere. L’abbiamo rimossa, repressa, negata. Ma non è sparita: continua ad agire, spesso in modo indiretto, nei comportamenti che non comprendiamo, nelle emozioni che ci travolgono, nelle reazioni che ci sfuggono. Questo mondo interiore, per quanto negato, non ha smesso di appartenere a noi. E ogni volta che Plutone si attiva nel tema natale o nei transiti, ci chiede di fare i conti con ciò che abbiamo escluso. Non per punirci, ma per reintegrare. Per ritrovare interezza. Plutone è il punto dove inizia una trasformazione che non possiamo controllare, ma solo attraversare.
C’è stato un tempo in cui questo mondo sommerso era l’unico che conoscevamo, quando la nostra sopravvivenza dipendeva interamente dall’altro. I bisogni si manifestavano con forza primordiale, senza mediazioni. Amore, rabbia, invidia si fondevano in emozioni immense, assolute, legate a chi deteneva il potere di salvarci o abbandonarci nel vuoto. Passavamo da uno stato all’altro senza tregua, spinti da un’intensità che non conosceva misura.
Poi la paura di perdere quell’amore necessario è diventata così grande da imporci una scelta dolorosa: seppellire tutto ciò che minacciava quel legame. Da quel momento, abbiamo costruito un’immagine di noi stessi conforme alle aspettative altrui, prima dei genitori e poi della società. In quella forma ci siamo riconosciuti, ci siamo identificati.
Ma quell’identità non era altro che un copione, un ruolo imposto e accettato per necessità. Ci siamo attaccati a esso con forza, confondendo la nostra essenza con ciò che dovevamo essere: la madre perfetta, il lavoratore instancabile, l’amico sempre disponibile. Mettere in discussione questi ruoli significava mettere in discussione la nostra stessa sostanza. E così, ogni dubbio è stato nascosto, ogni interrogativo soffocato, affinché quell’immagine non vacillasse.
Ogni tanto, lungo il nostro cammino, Plutone rompe la scena della nostra vita, aprendo crepe profonde. Può manifestarsi con un tradimento, una malattia, una perdita. In quei momenti torniamo a sentire – impotenti – quell’amore e quell’odio intensi di un tempo, travolti da rabbia incontrollabile e passioni oscure. La nostra identità costruita sui ruoli di donna, moglie, madre o altro si spezza in mille frammenti.
Davanti a noi c’è Plutone, signore di ciò che giace nascosto nelle profondità della terra e della psiche, che ci invita a una scelta. Possiamo reprimere ancora, spingendo fuori le nostre passioni e proiettandole sugli altri: in questo caso il prossimo incontro con Plutone sarà più violento e distruttivo. Oppure possiamo agire quei desideri primordiali, lasciandoci trascinare negli abissi del suo regno. Infine, possiamo riconoscerli, accettarli come parte di noi, e provare a integrarli, trasformandoli in consapevolezza. Così, portando alla luce parti dell’inconscio, liberiamo l’energia spesa per tenerle nascoste.
Questo è il dono di Plutone a chi ha il coraggio di scendere nel regno oscuro della psiche e poi risalire, più forte, alla luce della coscienza. Qualunque strada scegliamo, Plutone, il guardiano invisibile della soglia, sarà sempre lì ad attenderci.